L'albero del passato apparve
in tutta la sua generosa abbondanza,
il suo ancoraggio dava la
possibilità allo sguardo umano
d'indagarlo curiosamente
nella sua proposta estetica.
Usciva,si,in un solo punto ma
immediatamente si faceva artefice del
possesso spaziale verticistico inoltrandosi
quasi subito e con arte,
dove usualmente trovano spazio
gli esseri umani.
Così lo elessero,sotto di lui,a luogo
di riparo e assemblaggio
di corpi protetti,piegati in due
con opzione distesa.
man mano che s'innalzava al sole di Barcola
con i suoi rami tentacolari,
dava alloggio a famiglie intere di passeri,
comunità alquanto numerose e ciarliere
tanto come chi vi giaceva al di sotto.
Di sommità,ovvero
posizionamenti aerei,ne aveva tante.
Contemporaneamente prima di esplicarsi
sopportavano in estate la confidenza di vari
teli ed indumenti a loro affidati,
ma che non avevano nessuna intenzione
d'accudire.
Così,se ne stavano tutti
a smaltire le loro speranze,
c'era un contatto ovviamente
ma trascurato.
Graziella V. Rota,2006C'era la notte buia nel bosco
C'era la neve sugli alberi neri
C'erano gli occhi gialli del lupo
Nel buio profondo.
C'era la fame nei ventri incavati
C'era il dolore nelle deboli membra
C'era il vento a gelare le spalle
Fuori,nei campi.
C'era l'onda ruggente del mare
C'era il mostro nell'abisso profondo
C'era la nebbia a celare lo scoglio
Sotto le pallide stelle.
C'era il sole a bruciare la pelle
C'era il tuono a destare dal sonno
C'era il tempo in attesa silente
E a un tratto
Più niente.
ALESSIO IURMAN,2006





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